Un uomo denunciato dai Carabinieri della Stazione di Caronia intervenuti congiuntamente al Nucleo “NIPAAF” di Catania. Il soggetto, secondo quanto comunicato dalla stessa Arma dei Carabinieri, dovrà difendersi dall’accusa di avere costruito e posizionato una gabbia finalizzata alla cattura della fauna selvatica. I fatti sono avvenuti all’interno del Parco dei Nebrodi, per cui non solo la caccia è vietata ma a maggior ragione se praticata con l’utilizzo di un mezzo, quale la gabbia trappola, vietato dalla normativa venatoria.
“Quanto ora occorso – ha commentato il CABS, l’associazione di volontari esperti in antibracconaggio – è il secondo caso riferito per un’area protetta della provincia di Messina in poco più di due mesi. Il 30 gennaio scorso, infatti, sempre i Carabinieri avevano portato a compimento un’operazione all’interno della Riserva Naturale Orientata di Fiumendisi, conclusasi con la denuncia, a vario titolo, di ben dieci persone. A quanto sembra la preda ambita sarebbe stata il cinghiale”.
Secondo il CABS tali episodi dimostrano, così come un po’ per tutta Italia, la sfrontatezza del bracconaggio che non riserva azioni neanche all’interno delle aree protette. “Non manca quasi giorno – ha riferito il CABS – che non si viene a sapere, per varie zone d’Italia, di notizie di bracconaggio. Da segnalare come molte di esse hanno fatto seguito, nelle scorse settimane, a cacciatori di frodo scoperti nel corso delle operazioni di controllo sulla mobilità delle persone per la nota epidemia da coronavirus. Una ulteriore dimostrazione della triste realtà del bracconaggio italiano“.
Il CABS ringrazia l’Arma dei Carabinieri per i preziosi interventi contro il bracconaggio, invitando in tal senso a proseguire. Contemporaneamente, però, non può non rilevare la preoccupante assenza del mondo politico il quale non solo non aggiorna i reati previsti dalla specifica legge di settore (tutti di natura contravvenzionale e pertanto con lievi penalità) ma non ha neanche reso esecutivo il Piano nazionale contro il bracconaggio che già da tempo dovrebbe essere in vigore per rispondere alla richiesta di intervento dell’Unione Europea. “A quanto sembra – ha concluso il CABS – l’Italia è debole in tema di difesa del suo patrimonio faunistico. Contro i reati venatori, al pari di quelli che riguardano gli animali di cosiddetta affezione, occorrerebbero, infatti, i più decisi reati-delitti”.
IL CABS È UN’ASSOCIAZIONE DI VOLONTARI CON SEDE A BONN SPECIALIZZATA NELL’ANTIBRACCONAGGIO
E’ ATTIVA IN ITALIA CON NUMEROSI NUCLEI, OLTRE CHE A MALTA, FRANCIA, GERMANIA, SPAGNA, CIPRO E LIBANO